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Rilassamanto guidato post workout – Video

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Rilssamanto guidato post workout per combattere l’ansia. Salve a tutti, in questa nostra terza puntata sull’ansia sarò breve, analizzeremo in maniera concisa le cause dell’ansia e le differenze tra uomo e donna, poi vi guiderò nell’esercizio che vi propongo sperando di esservi utile nel riuscire a dare un po’ di pace ai vostri cervelli in movimento perpetuo.

I soggetti ansiosi

L’ansioso ci è o ci fa?
Ma da dove proviene l’ansia? È pur vero che l’ansia ha una componente di tipo genetico ma è anche vero ciò che si eredita è la predisposizione all’ansia (Perna 2009). Infatti perché si manifestino i sintomi di un’ansia patologica è necessaria la presenza di fattori ambientali scatenanti (Perna 2009). E’ dunque più corretto riferirsi ad un temperamento ansioso cioè alla tendenza a rendere catastrofici pensieri che riguardano eventi futuri.

I disturbi dell’ansia

I disturbi d’ansia sono presenti in tutte le parti del mondo e con una frequenza doppia nelle donne rispetto agli uomini. Generalmente questo disagio è considerato una “malattia giovane” cioè tende a presentarsi più spesso in età giovanile e addirittura nell’infanzia e nella adolescenza; infatti riscontro nel mio lavoro frequenti richieste di consulti da parte di genitori che lamentano disturbi di questo tipo nei figli. È anche importante distinguere l’ansia tra i generi. Le donne sembrano più portate a soffrire di disturbi ansiosi e questo si spiegherebbe perché i cervelli maschili e femminili sono fisiologicamente diversi. Una di queste diversità è rappresentata dal corpo calloso, ovvero l’area cerebrale che unisce e fa da raccordo fra i due emisferi. Questa zona, nelle donne sarebbe significativamente più grande, motivazione per la quale le donne riescono a fare più cose contemporaneamente al contrario degli uomini. Il rovescio della medaglia è invece che i pensieri che una donna è in grado di produrre sono migliaia, dal lavoro si passa velocemente a cosa cucinare, a cosa indossare, a quando pulire ecc.. con la conseguenza che si realizza un ingorgo che può originare uno stato ansioso. Differente è anche il modo, nei due sessi, di reagire all’ansia,  non che un uomo non la sperimenti ma semplicemente decide di tenerla per sé. Una donna invece ha bisogno di condividere il problema per avere un supporto emotivo, ed è questa secondo me, il più delle volte, la motivazione che spinge la donna, più dell’uomo, a ricorrere al consulto specialistico.

Come combatte l’ansia in un ansioso

Quando non ricorre immediatamente alle benzodiazepine prescritte dal medico di base, o in assenza di un supporto farmacologico e psicoterapeutico, un individuo ansioso cerca normalmente di contrastare il proprio disagio cercando di essere “razionale”, sviluppando un self talk che ricorre a frasi come: “Reagisci!” “Devi combattere” “Non ci pensare” e via dicendo. Ciò parte dalla l’erronea convinzione che l’ansia vada combattuta esclusivamente con la volontà. Questa è anche la motivazione per la quale una persona che si trova in una condizione ansiosa persistente si senta debole e triste ed imputi a se stessa e alla propria mancanza di volontà la ragione per cui non riesce ad uscirne.

Il segnale d’ansia

La realtà è che il segnale d’ansia e dunque di pericolo, di allerta e di panico origina nella parte più primitiva del nostro cervello: il sistema limbico, cioè dalla struttura più vecchia che anche nell’uomo meno evoluto era indispensabile per sopravvivere. È possibile dunque che nel momento in cui scatti la sensazione di allarme la corteccia e quindi la parte più evoluta del nostro cervello non sia in grado di “arrestare” la sensazione di pericolo e di conseguenza il circolo ansioso ma anzi, faccia sprofondare maggiormente il soggetto nell’angoscia di non riuscire a farcela per la debolezza e l’inappropriatezza delle strategie messe in atto.

Si sentirà dunque indifeso, “nudo” di fronte a questo problema, all’interno del quale ogni suo tentativo di eliminazione del sintomo risulta inefficace. Questa a mio parere, è un percezione comunque distorta perché è orientata appunto all’eliminazione del sintomo che per un effetto boomerang tende invece a ripresentarsi più insopportabile che in precedenza.

La nostra mente può essere un luogo incantato dove rifugiarci quando abbiamo bisogno di pace e tranquillità, ma può facilmente trasformarsi nella bottega degli orrori se ne facciamo un uso improprio, per questo vi propongo un esercizio ipnotico non troppo impegnativo in cui per qualche minuto i vostri pensieri non vi tormenteranno, ascoltatelo e ri-ascoltatelo tutte le volte che ne avete bisogno.
Buon riposo
Dott.ssa G. Ventura