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Attacchi di panico – Dalla terapia al fitness

attacchi di panico
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Eccoci alla seconda puntata dei disturbi d’ansia, come vi avevo anticipato, in questo articolo parleremo del disturbo da attacco di panico uno dei più temuti tra i disturbi d’ansia per la sua caratteristica di imprevedibilità. Il panico infatti ha la brutta abitudine di insorgere all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, si direbbe per usare una metafora, lasciando uno strascico di paura che si protrae anche in sua assenza lasciando una traccia in memoria del suo passaggio e generando l’insopportabile angoscia che possa ripresentarsi.

Nel disturbo di panico l’ansia si manifesta in episodi specifici detti attacchi di panico, che di solito sono accompagnati da pensieri catastrofici relativi alla propria salute: paura di morire, di svenire, di avere un malore grave. Oppure possono essere associati alla perdita di controllo: paura di impazzire, di avere comportamenti pericolosi o imbarazzanti, di non essere soccorsi. Per parlare di attacchi di panico veri e propri è però necessario che a questi sintomi si associno condotte di evitamento, che limitino in maniera significativa la propria vita.

Attacchi di panico, Sintomi

Per parlare di attacco di panico i suddetti pensieri sono accompagnati da sintomi fisiologici specifici:
tremori a braccia e gambe
sensazione di svenimento
sudorazione
sensazione di oppressione al petto
sensazione di soffocamento
respiro corto o iperventilazione
sensazione di instabilità o sbandamento

Attacchi di panico e postura

Studi recenti (Sorrentino-Roccotelli 2003) concordano nell’affermare che nelle persone che soffrono di attacchi di panico i sistemi di controllo dell’equilibrio posturale, della respirazione e della regolazione del battito cardiaco hanno delle fragilità rispetto a quelli delle persone che non soffrono di attacchi di panico, pur in assenza di patologie organiche diagnosticate.

Gli individui con disturbo da attacchi di panico risultano essere infatti ipersensibili ad alte concentrazioni di anidride carbonica ed hanno problemi di respirazione. Nella fattispecie utilizzano il torace e non la pancia e respirano in maniera irregolare anche al di fuori degli attacchi di panico.

Inoltre, il cuore sarebbe meno flessibile del normale e quindi meno capace di adattarsi ai cambiamenti che possono incorrere nel corso della vita nonché allo stress. Anche il fatto di avere una postura più irregolare dal punto di vista dell’assetto corporeo spiegherebbe anche che soggetti con attacchi di panico, tenderebbero ad avere un equilibrio meno efficiente soprattutto in condizioni in cui la vista potrebbe essere disturbata, come negli spazi aperti o nei luoghi non abbastanza luminosi.

Ne deriverebbe dunque che l’attacco di panico sia sì un allarme esagerato “ una bugia del cervello” (Sorrentino – Tani 2008) ma non è in pratica una bugia troppo grossa dato che effettivamente il cervello deve elaborare dei segnali di incertezza che derivano proprio da una base fisiologica .

E’ stato ampiamente dimostrato che i sensori della serotonina, responsabili dell’attivazione del sistema di allarme, oltre che nel cervello sono anche nel corpo (ad esempio sulle cellule nervose che controllano il diaframma) ed anche a livello polmonare. Gli studi fatti di recente sul comportamento dei farmaci antipanico dimostrano come essi agiscono cambiando anche il funzionamento della respirazione. Infine sembrano migliorare anche il sistema dell’equilibrio.

Questa ipotesi è supportata anche dal fatto che alcune tecniche non prettamente psicoterapeutiche ma unicamente di concentrazione sulla respirazione o di semplice esercizio fisico di tipo aerobico, migliorano molto i sintomi del panico pur non eliminandoli del tutto. In questa ottica la persona che soffre di attacchi di panico abiterebbe un corpo sano ma delicato, ed avrebbe altresì un cervello troppo attento a notare le incongruenze tra mondo interno e mondo esterno. Ciò che tende ad aggravare il sintomo dell’attacco di panico è il fatto che una volta ingranata la marcia è difficile arrestare il motore e quindi si assiste alla comparsa dell’ipocondria, dell’ansia anticipatoria e delle condotte di evitamento.

L’allenamento: un valido aiuto contro l’attacco di panico

Come ho anticipato, l’attività fisica costante può rappresentare un grande aiuto contro l’attacco di panico. Lo yoga ad esempio o il pilates sono molto più indicati nei disturbi d’ansia generalizzata, mentre tutte le attività che prevedono un lavoro di tipo aerobico sono consigliate a chi soffre di questo tipo di disturbo.

La ragione è semplice l’attività fisica stimola la produzione di endorfine, ormoni proteici precursori della serotonina. Cosa vuol dire? Vuol dire che se voi non producete serotonina, andate incontro a disturbi d’ansia e attacchi di panico, per aumentarne la sua produzione quindi, o ci affidiamo alla chimica farmacologica, o mettiamo in atto tutta una serie di accorgimenti che ci aiutano a produrla.

Lo sport è uno di questi, perchè appunto dopo l’attività sportiva c’è un rilascio di endorfine, che migliorano l’umore e aiutano a stabilizzare il quantitativo di serotonina nel cervello. Con un’attività fisica costante la serotonina si stabilizzerà e voi ne trarrete un grande beneficio. Il lavoro aerobico vi aiuterà anche ad utilizzare correttamente la respirazione, altro grande vantaggio, ed inoltre dal momento che il cervello sarà occupato a regolare e pianificare correttamente i movimenti del vostro corpo, non prenderà strade traverse facendovi pensare continuamente al vostro malessere.

Come si reagisce ad un attacco di panico?

Sarebbe meglio non reagire…combattere il nemico con le stesse armi, quando il nemico le sa usare meglio è generalmente controproducente, nel caso del panico provare a fermarlo genera pensieri che non fanno altro che alimentarlo, ed alimentare anche tutti i suoi meccanismi fisiologici.

La cosa migliore da fare è abbandonarsi, ma spesso le persone affermano che tutto questo è difficile, e lo è infatti, ma non è impossibile. Chi è nel pieno di un attacco di panico sperimenta soprattutto la paura della morte e ciò spinge a lottare invece che arrendersi. Sappiate dunque che non morirete. Ve la passerete molto male per un po’, forse avrete un mancamento o uno svenimento se il vostro cervello non riuscirà a tollerare l’emozione, ma non succederà nient’altro.

La maggior parte di voi, soprattutto chi ne soffre da un po’ di tempo riesce ad accorgersi che il panico sta arrivando, è questione di secondi, comincia con una sensazione di “stranezza” che sembra simile ad una confusione, ecco, è in quel momento che è più facile da combattere, perchè è ancora in fase ascendente cioè sta crescendo, ed è più facile domare una cosa piccola, perciò in quel momento RESPIRATE, prendete un bel respiro profondo e buttate fuori l’aria in 7 tempi.

Inspirate profondamente e poi 1, e un po’ d’aria fuori, 2 e un altro po’, 3 e ancora…e così finchè non arriverete a 7 e lascerete uscire tutta l’aria residua…se necessario fatelo ancora, concentrarvi sul vostro respiro e sul conteggio, vi aiuterà a distrarre la mente dal sintomo. In generale concentrarvi su altro vi permetterà di uscire dal meccanismo del panico, si tratta di aggirare l’ostacolo, si tratta di farsi furbi e non affrontarlo direttamente, ma spingendo il cervello a spostarsi su un altro livello, costringendolo a focalizzarsi su altro.

Rimedi naturali per gli attacchi di panico

Un aiuto naturale può arrivare dal RESCUE REMEDY il rimedio di emergenza dei fiori di Bach, un preparato a base naturale che può essere assunto nella misura di 4 gocce messe direttamente sotto la lingua e che potete assumere una volta al minuto fino a remissione del sintomo.

Quando andare dal medico

Da psicoterapeuta vi dico: subito! Rivolgetevi al vostro medico di base che DEVE inviarvi ad uno specialista, psichiatra o neurologo per la prescrizione dei farmaci e psicoterapeuta per iniziare una terapia. Spesso sono gli stessi medici di base a prescrivere il farmaco ma questo non è sempre corretto, sono gli psichiatri e i neurologi gli specialisti del cervello e sono loro che hanno le giuste conoscenze per una corretta terapia farmacologica che mira soprattutto a scongiurare che a fine cura il problema si ripresenti. Se vi rivolgete prima ad uno psicoterapeuta sarà questi ad inviarvi dal neurologo o dallo psichiatra se avrete bisogno di un appoggio farmacologico.
Lo psicoterapeuta non può prescrivere farmaci ma deve conoscerli. Lo psicologo senza specializzazione in psicoterapia non può fare terapia.

Seguire questi semplici accorgimenti vi consentirà di non perdere tempo prezioso ad orientarvi per trovare il professionista che vi consentirà di riprendere in mano la vostra vita.
Restituitevi a voi stessi, pronti?
Dott.ssa G. Ventura