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Pigrizia per allenarsi: perché non è mancanza di volontà

Pigrizia per allenarsi legata a stress e sovraccarico del sistema nervoso
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Capita spesso di dirlo così, senza pensarci troppo: “Sono pigro”, “Non ho voglia di allenarmi”, “So che mi farebbe bene, ma non riesco a iniziare”. Il problema è che questa spiegazione è semplice, immediata… e quasi sempre sbagliata.

Quando la “pigrizia” è persistente, selettiva (colpisce soprattutto l’allenamento) e accompagnata da stanchezza mentale, irritabilità o difficoltà di concentrazione, raramente ha a che fare con la mancanza di forza di volontà. Nella maggior parte dei casi è un segnale del sistema nervoso che sta cercando di proteggere le proprie risorse.

In altre parole: non sei sbagliato, e non stai fallendo. Stai interpretando come un difetto personale ciò che in realtà è una risposta fisiologica. Se ti riconosci in questa sensazione, continua a leggere: capire cosa succede “a monte” cambia completamente il modo in cui affronti l’allenamento.

La “pigrizia” non è una causa, è un effetto

Nel linguaggio comune la pigrizia viene vista come una colpa: una mancanza di disciplina, di motivazione o di carattere. Dal punto di vista neurofisiologico, però, questa etichetta non spiega nulla.

Il cervello non ragiona in termini morali. Ragiona in termini di sopravvivenza, costo energetico e rischio. Ogni azione viene valutata, anche inconsciamente, attraverso una domanda semplice: “Ho abbastanza risorse per farlo senza peggiorare la mia condizione?”

Quando la risposta è no, il sistema nervoso riduce l’iniziativa.

Questo avviene soprattutto in tre condizioni:

  • carico mentale elevato e prolungato
  • stress cronico o non elaborato
  • stato di allerta costante (anche a bassa intensità)

In questi casi il cervello tende a conservare energia, limitando le attività percepite come “costose”, tra cui l’allenamento.

Un errore comune da evitare

Pensare che serva “spingere di più” sulla motivazione. In realtà, se il sistema nervoso è sovraccarico, aumentare la pressione peggiora il problema e rafforza l’associazione negativa con il movimento.

Il ruolo centrale del sistema nervoso

Il sistema nervoso è il vero regolatore della tua disponibilità all’azione. Non solo coordina i movimenti, ma decide quando è opportuno agire e quando invece è più prudente rallentare.

Quando vivi periodi di stress prolungato, il corpo rimane più a lungo in uno stato di attivazione difensiva. Anche se non te ne accorgi, il cervello interpreta il contesto come “non sicuro” o “instabile”.

In questo scenario:

  • le risorse vengono dirottate verso le funzioni essenziali
  • l’iniziativa spontanea diminuisce
  • la soglia di fatica percepita si abbassa

Il risultato è una sensazione di apatia funzionale, spesso scambiata per pigrizia.

Perché proprio l’allenamento?

Perché allenarsi richiede:

  • decisione
  • energia iniziale
  • tolleranza allo sforzo

Quando il sistema nervoso è stanco, queste tre variabili diventano “costose”. Non perché tu non ne sia capace, ma perché in quel momento il cervello preferisce evitarle.

Stress, allerta e protezione dell’energia

Uno degli aspetti più fraintesi è che lo stress non è solo quello “grave” o evidente. Anche uno stress leggero ma continuo può mantenere il sistema nervoso in modalità di allerta.

Email, notifiche, scadenze, multitasking, responsabilità emotive: tutto questo contribuisce a un carico che non sempre viene percepito come tale, ma che il cervello registra.

Quando questo stato si prolunga nel tempo:

  • il recupero diventa incompleto
  • la motivazione cala anche per attività normalmente piacevoli
  • aumenta il bisogno di evitare stimoli aggiuntivi

Allenarsi, in questo contesto, non viene vissuto come una risorsa, ma come un’ulteriore richiesta.

Un altro errore frequente

Pensare che “muoversi di più” sia sempre la soluzione allo stress. In realtà, se non viene rispettato lo stato del sistema nervoso, anche l’attività fisica può essere percepita come un carico in più.

Prima di pensare che sia “pigrizia”

Se ti senti scarico, demotivato e in “risparmio energetico”, spesso non è mancanza di volontà: il corpo può essere in una fase di adattamento
(stress, recupero incompleto, diete ripetute). Prima di forzarti, chiarisci cosa sta davvero succedendo.


Metabolismo lento: come capirlo e cosa valutare prima di una dieta →

 

Perché la forza di volontà non è la risposta giusta

La forza di volontà è una risorsa limitata e dipendente dallo stato del sistema nervoso. Non è un serbatoio infinito a cui attingere a comando.

Quando il cervello è stanco:

  • la capacità decisionale si riduce
  • l’autoregolazione peggiora
  • l’inizio dell’azione diventa il passaggio più difficile

Questo spiega perché molte persone sanno cosa dovrebbero fare, ma non riescono a iniziare. Non è incoerenza, è una difficoltà di accesso all’energia necessaria per l’avvio.

Esempio pratico

Ci sono giorni in cui allenarsi non sembra un problema. Altri in cui l’idea stessa provoca resistenza. La differenza non è la persona, ma lo stato interno in cui si trova quel giorno.

Come cambiare approccio all’allenamento

Se la “pigrizia” è in realtà un segnale di sovraccarico, la strategia deve cambiare. Non serve forzare, serve regolare.

Alcuni principi chiave:

  • ridurre la soglia di ingresso: iniziare con azioni molto semplici
  • privilegiare la continuità alla prestazione
  • usare il movimento come strumento di regolazione, non di punizione

Allenarsi non significa sempre “fare di più”, ma fare qualcosa che il sistema nervoso possa tollerare e integrare.

In breve: quando il cervello si sente al sicuro, l’iniziativa torna.

Le domande che molti si fanno

È normale non avere voglia di allenarsi anche se so che mi fa bene?
Sì. La risposta è legata allo stato del sistema nervoso, non alla consapevolezza. Quando le risorse sono basse, il cervello riduce l’iniziativa anche verso attività positive. Non è incoerenza, è autoregolazione.

Allenarmi di meno risolve il problema?
Dipende da come. Ridurre l’intensità e adattare il tipo di allenamento può aiutare a ristabilire equilibrio. Smettere completamente, invece, spesso peggiora la percezione di fatica a lungo termine.

Perché mi sento stanco prima ancora di iniziare?
La fatica può essere anticipatoria. Se il cervello associa l’allenamento a uno sforzo eccessivo, attiva meccanismi di protezione prima dell’azione, abbassando energia e motivazione.

La motivazione tornerà da sola?
La motivazione è una conseguenza, non un punto di partenza. Torna quando lo stato interno migliora, non quando viene forzata. Agire sul contesto e sul carico è più efficace che aspettarla.

Posso allenarmi anche se sono stressato?
Sì, ma l’allenamento deve essere coerente con il tuo stato. Movimenti regolatori, respirazione e carichi sostenibili aiutano. Allenarsi ignorando lo stress, invece, può aumentarlo.

Negli ultimi paragrafi, il punto da tenere fermo è uno: la sensazione di “pigrizia” non definisce chi sei. È un messaggio. Imparare a leggerlo ti permette di cambiare strategia, non di giudicarti.

Quando inizi ad allenarti rispettando il tuo sistema nervoso, l’energia smette di essere qualcosa da forzare e torna gradualmente disponibile. A volte il primo passo non è fare di più, ma capire meglio cosa ti sta chiedendo il corpo.

Se riconosci questi segnali, il cambiamento non parte dalla motivazione, ma dall’ascolto.

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